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Iglesias, mostra personale di Gianpiero Medde
Gianpiero Medde è tornato nella sua Iglesias con 34 nuove opere esposte al Chiostro di San Francesco che sarà possibile ammirare fino al 17 novembre. La mostra è curata dall’Associazione Culturale Prospettive ed è visitabile la mattina dalle 9.00 alle 13.00 e la sera dalle 17.30 alle 21.00.
Gianpiero Medde: una vita fra Sardegna e Provenza
Iglesiente di nascita ma ormai francese d'adozione, Gianpiero Medde nasce il 18 settembre 1930.
Terminati gli studi nella scuola dell’obbligo, come la maggior parte dei suoi coetanei, il giovane trova un impiego in miniera: è un ottimo aggiustatore meccanico nell'officina principale della Monteponi. All’età di 27 anni decide di lasciare Iglesias per trasferirsi in Provenza dove, contemporaneamente all’attività di manutentore per una miniera di carbone, potrà finalmente coltivare la sua vera passione: l’arte. In Francia Gianpiero Medde partecipa a numerose ma per la sua prima personale sceglie di tornare nella sua città; è il 1960 quando l’artista espone 25 opere nell’Auditorium Vescovile che riscuotono un enorme successo, tanto da venir vendute tutte nella mattina del primo giorno di esposizione.
Nello stesso anno Medde partecipa prima alla Terza Mostra Regionale di Pittura a Cagliari e l’esito è talmente positivo da convincerlo ad allestire, sempre nel capoluogo, un'altra personale. Parallelamente continua l’attività di tecnico meccanico: nel 1961 rientra in Francia e lavora alla miniera di Penna Roia e successivamente nella meccanica di precisione. Dopo essersi sposato nel 1962 con Ada, da cui avrà due figlie Viviana e Stephanie, Gianpiero Medde torna nuovamente in Sardegna come insegnante alla scuola di Kiniop, dove vengono addestrati gli addetti della Saras, per poi cambiare attività e diventare rappresentante di materiali edili. Il nuovo lavoro è anche più consono alla sua carriera artistica di scultore: in particolare si specializza nel commercio del granito di cui ha l’esclusiva in tutta la Francia per la variante sarda. Partecipa a importanti cantieri dove è impiegato il granito e tra tutti spicca quello della metropolitana di Lione. In questi anni è chiamato in Giordania dalla famiglia reale che gli commissiona il Mausoleo dei Martiri: Jean Pierre, questo è il nome con cui ormai Medde è conosciuto a livello internazionale, costruisce un’opera monumentale in granito nero assoluto del Sud Africa, con incisioni in oro zecchino.
Attualmente Gianpiero Medde continua a vivere in Provenza ad Ales Gard dove, in collaborazione con la figlia Viviana, ha una azienda che costruisce e commercializza tavoli in marmo e in ferro battuto.
Gianpiero Medde: il poeta della seduzione
Osservare un’opera di Gianpiero Medde è come essere partecipi di un’emozione lunga quanto il ‘900. In ogni tocco di colore, luce e ombra si può scorgere la sintesi di tutte quelle vibrazioni che da Munch in poi hanno scosso la modernità: la pacatezza delle sue composizioni è solo un istante di apparenza; in realtà ogni sfumatura è il coperchio che copre le tensioni espresse sullo sfondo. I suoi paesaggi rappresentano, con candidi toni in primo piano, scorci di Francia o Belgio ma nelle forme sono sempre specchio della sua terra d’origine: il ricordo della Sardegna, presente nella lezione di Remo Branca e Carmelo Floris, sembra dapprima angosciata manifestazione del sogno ricorrente di un triste emigrante. Miniere abbandonate, castelli, antiche chiese e case vengono elevate, però, ad abitazioni di personaggi fantastici: come in Caravaggio pare che il pittore, fra i riflessi degli olii, voglia celare un linguaggio cifrato i cui gli indizi hanno il compito di regalare serenità allo spirito dell’osservatore conferendo alle opere quella dimensione magica tipica di tutta la carriera dell’artista. La forma, sospesa fra Van Gogh ed il naif, rimane comunque ben delineata negli straordinari colori ma nel contempo rimanda a ricordi e interpretazioni del tutto soggettive: gli avvenimenti si sviluppano in tempi e luoghi differenti. Ogni elemento tende ad un unico ideale: l’uomo. Gianpiero Medde in fondo non ha mai rinunciato ad essere un umanista e non ha smesso di credere nei suoi contemporanei: in tutti suoi guizzi creativi ha ben presente l’interlocutore e si diverte ad intessere un dialogo a distanza.
Tutto è evocazione ed evanescenze impressioniste; è il gioco di un’anima che vagabonda, si spinge verso viottoli e si avventura in strade tortuose che sfumano nell’orizzonte per poi idealmente oltrepassare e scoprire che Langue d’Oc, Inghilterra e Sardegna sono tutte facce di uno stesso prisma. Proprio in questo gioco di specchi Medde dichiara la sua adesione all’astrattismo; l’annichilimento della forma non è mai espresso direttamente ma solo suggerito: è un punto di arrivo di un cammino complesso, una porta per un’altra dimensione di cui l’artista preferisce lasciar intravedere solo un lieve spiraglio. Lo scopo non è distruggere, ci hanno già pensato le guerre, ma costruzione ed evoluzione. Questa consapevolezza è la comunione d’intenti attraverso cui, nel 1975, Medde ha apportato il proprio contributo alla grande esperienza della Scuola Polidimensionale, insieme ad altri artisti sardi emigrati in Francia. L'homme et l'espace, Le rêve du poète, La condition humaine, L'usine, Mystère de la vie sembrano frutto di una visione psichedelica ma in realtà sono una lucida manifestazione che trasla la più stretta attualità reinterpretandola attraverso la lente del grande surrealismo francese e della pittura metafisica. La dimensione raggiunge le canzoni dei Doors ma il testo, pur nella raffinata purezza del suo contenuto onirico, non è più vago di una formula matematica. Ogni centimetro dell’opera rimanda ad un inequivocabile significato: lo spettatore può riflettere sui dati che il pittore gli porge e integrare idealmente il dipinto con le proprie considerazioni. In un certo senso il meccanismo è lo stesso al quale ci hanno abituato i personal computer: ogni elemento può essere fonte di infiniti collegamenti ipertestuali. D’altronde molta della personalità di Gianpiero Medde è una strana alchimia di scienza e arte: ottimo perito meccanico, questa la specializzazione con la quale da Iglesias partì negli anni ’50 verso la patria dell’amor cortese, e otto anni di Conservatorio da violinista. Le sue nature morte sono sinfonie blues: con pennellate rarefatte, ma allo stesso tempo materiche, riesce a delineare petali di fiori in un solo tratto; note di una melodia che, strizzando l’occhio a certi tanghi di Piazzolla, uniscono l’evasione poetica alla passione terrena. La battaglia fra la dimensione del reale e quella dello spirito rimane un tema costante nell’arte di Gianpiero Medde anche se il soggetto è vincolato dalla commissione come quando, da scultore, è chiamato a cimentarsi con l’arte sacra. Il bronzo della cera persa lascia poco spazio alle fantasticherie: l’immagine riprodotta deve essere riconoscibile guida per il fedele che l’osserverà. L’intuizione dell’artista, in questo senso, non sconvolge ma prosegue una tradizione secolare, quella dell’arte sarda: la Santa Barbara che veglia su Monteponi diventa interessante opportunità per rivisitare le protettrici dei minatori di Giuseppe Antonio Lonis. In quest’ottica la Sardegna diventa inesauribile fonte d’ispirazione: la percezione non è il rimpianto ma l’occhio di chi è conscio di provenire da una terra che non ha timore di far coesistere passato e presente. La sua storia può essere raccontata, senza mediazioni, attraverso le sue attività come la transumanza o l’industria di Porto Flavia. È la regione non solo di grandi dame o regine ma delle grandi donne che col proprio lavoro, di giorno in giorno, hanno contribuito alla circolazione delle idee. Come nel Portrait de ma mère queste signore non si preoccupano di essere colte in pose plastiche: sono concentrate nelle proprie operose attività come in una meditazione yoga. Il volto dei ritratti, anche quando è evidente, non è dissimile dalle maschere alla Modigliani: si intuisce il movimento ma non vuole essere turbato. Gianpiero Medde, d’altra parte, non ha necessità di urlare; il suo è un dialogo fra amici, una visione del mondo che trasporta senza alcuna volontà di imposizione: questa umiltà è il talento di vero poeta della seduzione.
Link utili:
http://jeanpierre.medde.free.fr/ .
Miriam Cappa venerdì 09 novembre 2007 |