8 Gen, 09:45
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Iglesias, convegno sul mondo delle Pergamene “L’introduzione della pergamena – ha spiegato l’archivista – è stata una rivoluzione tecnologica paragonabile all’avvento odierno dei computer in quanto ha cambiato il modo di scrivere”. Sino al II sec. a.C. esistevano due generi di supporto per la scrittura uno rigido come le tavolette di cera o pietra, che aveva permesso lo sviluppo di grafie basate su segni incisi quali il cuneiforme, e l’altro l’egiziano papiro, antenato della carta, i cui rotoli rendevano la biblioteca di Alessandria una delle sette meraviglie del mondo. Quando l’Egitto smise di esportare il papiro, a causa della concorrenza culturale fra il faraone Tolomeo V ed il re di Pergamo Eumene II (196-158 a.C.), la città greca replicò inventando la pergamena, un supporto morbido derivato dalle pelli di animali.
“La pergamena può essere prodotta con pelli di pecora, di capra o di vitello – hanno dimostrato in diretta i Sagittari vaganti - opportunamente depilate e fatte asciugare sotto tensione. Noi oggi ci occupiamo di riprodurre questa membrana secondo tecniche canonizzate nel Medioevo”. Per ottenere la pergamena la pelle dell’animale, dopo la fase di “rinverdimento”, era immersa in un calcinaio (una soluzione di acqua e calce) per eliminare il vello. L’operazione avveniva su un apposito cavalletto “a schiena d'asino”: il maestro pergamenaio con pochi colpi decisi di una lama non tagliente allontanava il pelo dell’animale. A questo punto la pelle era montata su un telaio e lasciata ad essiccare sotto tensione per permettere l’allineamento delle fibre di collagene. Durante questa fase si provvedeva anche all’eliminazione dei carnicci residui del lato carne tramite un particolare coltello a mezza luna. Una volta asciutta la pergamena poteva essere staccata dal telaio per essere utilizzata. Un procedimento tanto accurato non era proprio economico sia dal punto di vista del tempo, almeno due mesi in condizioni estive, sia perché assemblare un libro significava quindi l’impiego di parecchi capi di bestiame. “Ciò che ha sancito il successo della pergamena per i documenti – ha detto Alessandra Ferreri – è stata la resistenza del materiale permette l’evidenza delle modifiche: le cancellature vengono impresse tramite una lama che raschia la superficie, lasciando evidente la modifica. Senza controfirma l’atto perde automaticamente la sua validità. Questo per noi è stato un indubbio vantaggio perché dal punto di vista culturale l’ottica del risparmio ha portato, nel caso del Breve, due nazioni come la Repubblica di Pisa e la Corona d’Aragona a guardare la bontà della regola modificando per asportazione solo il nome del sovrano, compiendo in sostanza solo un passaggio di testimone.”. Potevano successivamente seguire fasi di ulteriore raffinazione del prodotto tramite pietra pomice, per ottenere, un prodotto più levigato e omogeo, o di colorazione della membrana con apposite sostanze. “Dall’uso dei colori si può distinguere anche la destinazione d’uso – continuano i Sagittari Vagantes – il rosso o l’indaco erano segno di un documento prezioso come i testi sacri mentre per atti notarili quali il Breve è comune l’impiego del giallo ottenuto con lo zafferano. Allo stesso modo lo spessore è un indicatore interessante: le pergamene destinate alla legatoria erano più spesse e scure quelle utilizzate per la scrittura di testi erano generalmente più chiare e sottili. Per documenti di particolare rilevanza erano utilizzate pergamene molto bianche e sottili ricavate dal trattamento di pelli di animali giovanissimi o nati morti”. La pergamena permise una rivoluzione anche dal punto di vista della grafia: fu possibile sbizzarrirsi verso i più fioriti stili tondeggianti.
Nuovi strumenti furono creati per lasciare tracce su questo supporto: “All’inizio fu il calamo – ha raccontato l’archivista Ferreri – una piccola canna col taglio obliqui che permetteva segni con inchiostro sempre più raffinati fino alla venuta della vera e propria penna d’oca; ma erano molto diffuse anche quelle di fagiano e tacchino. Nei secoli le scritture furono lo specchio dell’epoca e delle mode e dei modi di vita. Il Breve è un esempio di gotica libraria ornata di rosso nei capilettera: tutti delle “O”, in quanto ogni norma inizia con le parole “Ordiniamo che””. Miriam Cappa lunedì 17 novembre 2008 |
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