8 Feb, 14:25
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Conferenza a Carbonia “Chi ha paura della Follia?”
Il confronto con il Dr. Luigi Attenasio (uno degli autori del libro “Chi ha Paura della Follia”) ci condurrà, attraverso l’esperienza personale e professionale, ad una riflessione di primo piano sulla manicomialità e sulla storia della Legge 180 partendo dalla voce degli stessi studenti delle scuole superiori di varie parti d’Italia (Arezzo, Mantova, Roma, Udine). E’ stata patrocinata dall’European Training Consortium in Public Health and Health Promotion (ETC-PHHP) e dai seguenti Enti collaboratori: Comune di Carbonia Assessorato alle Politiche Giovanili – Asse.to Politiche Sociali. Istituto d' Istruzione Superiore “Gramsci – Amaldi”. È organizzata da “La Cernita” di Carbonia
inizio del Programma: Ore1030 - 1330 Saluti Autorità Modera: Daniela Pani - Direttore artistico, “La Cernita” Direttore artistico dell’Associazione culturale ”La Cernita” di Carbonia. L’associazione nasce per favorire la diffusione del Teatro come strumento di inclusione sociale, recupero della memoria storica e della tradizione popolare. Elemento fondante è il laboratorio teatrale, considerato strumento capace di creare occasione di partecipazione attiva nonché momento di crescita, individuale e collettiva, lavorando per costituire una rete di relazioni multidisciplinari (artisti, intellettuali, insegnanti, psicologi, pedagogisti e operatori socio-sanitari). Interventi: I Il prendersi cura, A. Cesare Gerini - Responsabile CSM Medico psichiatra, responsabile del CSM ASL 7 Carbonia opera con una metodologia in cui la parola “cura” assume significati articolati e complessi abbracciando diverse modalità di essere e di cui la terapia è solo una parte della cura stessa. I laboratori teatrali propongono l’obiettivo di sviluppare il concetto del “prendersi cura” che si coniuga con l’ascolto, la condivisione, l’attenzione, la relazione. II L’esperienza teatrale con le scuole e il CSM, Angela Nocco – Ed. professionale Educatrice professionale presso la Asl 7 di Carbonia concentra il suo operare con un approccio metodologico integrato, eleggendo le attività di recupero e reinserimento sociale legate al mondo teatrale. Da alcuni anni è coordinatrice del progetto “Un ponte sulla scena” che coinvolge utenti del CSM e studenti di alcune Scuole Secondarie di II grado del Sulcis. III La promozione della salute, Paolo Contu - Professore ordinario Professore ordinario di epidemiologia presso la Facoltà di Medicina nell’Università di Cagliari, è impegnato da anni nel settore della promozione della salute a livello locale, nazionale ed europeo, predilige una metodologia operativa partecipata avvalendosi di collaboratori specializzati in discipline sia umanistiche sia sanitarie. IV Un cammino senza pregiudizi, Manola Bacchis – Pedagogista Pedagogista, docente a contratto di Pedagogia generale presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Cagliari. Si forma professionalmente all’interno di Università, ASL e IRCCS nell’ambito della ricerca e della progettazione, con particolare riguardo per i settori: salute mentale, immigrazione e promozione della salute. V Chi ha paura della follia?, Luigi Attenasio - Direttore DSM Medico psichiatra, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale ASL ROMA C, è da sempre impegnato sul fronte del disagio mentale. La messa in crisi dell’istituzione manicomiale e l’impegno per non abbassare l’attenzione verso il pericolo della ri-istituzionalizzazione delle strutture atte alla presa in cura delle persone con disturbi/disagi mentali e psichiatrici, è la linea continua di Luigi Attenasio. E’ autore di diversi libri tra i quali “Chi ha paura della follia?” (di L. Attenasio, M. Ciani, A. Di Gennaro, Armando Editore 2009). VI Immagini tratte dal volume “Passavamo sulla terra diversi” di Jova CANNAS. Artista oristanese. La sua opera è un mix di forme espressive (poesia, pittura, scultura, fotografia, video ed installazione) caratterizzata da uno sguardo attento ed ironico al vivere dei nostri tempi. Vive ed opera in Sardegna, dove recentemente ha inaugurato la mostra itinerante: “Jova gravemente alla salute”.
Discussione. L’idea e gli obiettivi del progetto: La conferenza ha come obiettivo prioritario quello di formare/informare, sulla tematica della “manicomialità”, ossia sull’immagine, tuttora viva, del malato mentale come individuo irrecuperabile, cronico, pericoloso. Altri obiettivi: sensibilizzare opinione pubblica, partendo dai giovani nel contesto per eccellenza deputato alla formazione: la scuola. Organizzato da: La cernita Associazione culturale di Carbonia in collaborazione Comune di Carbonia Assessorato alle Politiche Giovanili – Asse.to Politiche Sociali e Istituto d' Istruzione Superiore “Gramsci – Amaldi”. L’idea nasce dalla pubblicazione del Libro “Chi ha paura della follia” di Luigi Attenasio e altri , tematica in stretto raccordo con un progetto biennale condotto nella ASL7 di Carbonia dal 2004 al 2005. Infatti, il Centro di Salute Mentale dell’ASL7 di Carbonia (CA) fu promotore di un Progetto di Educazione Sanitaria, finanziato dall’Assessorato alla Sanità della Regione Sardegna, per la lotta contro il pregiudizio sul disturbo mentale. Il progetto vide coinvolti gli alunni della scuola dell’infanzia (3-5 anni), scuola primaria e secondaria di primo grado (6-11 anni), le famiglie e la comunità di Carbonia. Al progetto collaborò il Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Università di Cagliari. I risultati raggiunti mostrarono interesse e partecipazione per il progetto da parte di tutti gli enti ed istituzioni partecipanti, nonché delle singole persone, con un approccio di spontaneità e semplicità degli alunni affiancata dall’accoglienza e dalla condivisone di tutti adulti. Prevenzione e promozione della salute sono le parole chiave. Da allora la Asl 7 di Carbonia nell’ambito delle attività peculiari del centro diurno del CSM (nello specifico attività teatrali) ha portato avanti diverse iniziative stipulando convenzioni con le scuole e coinvolgendo gli alunni delle scuole superiori del Sulcis (Carbonia, s. Antioco….) con stage in loco e rappresentazioni teatrali (in corso “Un ponte sulla scena”) per le scuole e comunità. Nel nostro caso specifico si fa riferimento al progetto condotto dalla ASL RM C di Roma, direttore Dr. Luigi Attenasio, attraverso una comparazione tra questo e le realtà locali. Nel progetto di Roma la domanda principale fu: Che ci fanno nella scuola uno psichiatra, uno di “quelli della 180” e un’insegnante di scienze che si occupa di orientamento? I manicomi sono ormai chiusi, ma l’immagine del matto come individuo cronico, irrecuperabile, pericoloso è sempre viva. È parte di ciò che chiamiamo “manicomialità”, stile e modo di rapportarsi agli altri, presente negli ospedali, nelle scuole, nelle aule giudiziarie, nelle famiglie, forse anche in noi stessi. Certi della sua negatività, gli Autori hanno deciso di informare sulla malattia mentale e sul manicomio, iniziando un percorso arduo e ambizioso che delegittimasse questo vero e proprio stereotipo. Lo spazio adatto a questo progetto è sembrata essere la scuola, luogo dell’incontro, del confronto, dell’apprendimento, luogo privilegiato per la formazione della persona, dei cittadini di domani. Le modalità operative – foto, video, racconti di vite spezzate, testimonianze dirette – hanno dato una visione “dal di dentro” e il progetto ha acquisito una dimensione emozionale sempre più forte con la logica, necessaria, conseguenza di un approfondimento, di una ricerca personale, per una conoscenza ancora più diretta. Così, quattro studentesse di un Istituto Magistrale di Udine hanno vissuto cinque giorni nelle strutture riabilitative del Dipartimento di Salute Mentale dell’Asl C di Roma a contatto con i cosiddetti “matti” e, nell’ultima parte del libro, raccontano questa esperienza-stage dal valore orientante e formativo ma, soprattutto, decisamente umano. Educare a scuola: Il progetto di educazione sanitaria “I bambini delle scuole dell’infanzia e della scuola primaria promotori di salute: lotta contro le barriere mentali attraverso la realizzazione di laboratori e la condivisione di spazi e tempi nel Centro Diurno” vide per la prima volta nel nostro territorio regionale l’introduzione di un’attività partecipata e diretta all’interno di un Servizio per la Tutela della Salute Mentale per adulti sviluppando un percorso che coinvolse adulti e alunni.Per i piccoli alunni, che parteciparono al progetto, è stato un susseguirsi di incontri tra un’accoglienza e un donarsi reciproco, uno scambio di elementi tipici della comunicazione: sguardi, sorrisi, tenersi per mano nel fare il grande cerchio, un toccare e un fare instancabile tra la cucina, il forno, i campi, la mungitura, la passeggiata e l’osservazione del movimento frenetico e simpatico delle anatre ivi presenti …Per la maggior parte degli alunni è stato un ri-trovarsi al centro diurno; per altri è stato un trovarsi per la prima volta in un luogo ignoto, circondati da persone in gran parte mai viste con le quali avrebbero trascorso una giornata intera per condividere tanti frammenti della propria vita!Nel rispetto dell’età degli alunni, e dei loro tempi, le attività condotte non hanno subito alterazioni di sorta, piuttosto i bambini al fianco degli adulti presenti (operatori istituzionali, pazienti, volontari, insegnanti, genitori) hanno avuto modo di condividere il contesto rappresentato dal dinamismo, di cui precedentemente, eterogeneo e unico nella relazione continua tra le persone e l’ambiente nella sua totalità e, al contempo, nella sua specialità.Gli alunni, gli insegnanti, i genitori e tutte le persone esterne, nel loro percorso strutturato nell’ambito del progetto specifico qui delineato, hanno avuto l’opportunità di conoscere direttamente la realtà del vivere avvicinandosi alla sua complessità e nella sua contraddittorietà, addentrandosi con le modalità proprie di ciascuno nel contesto non di malattia mentale, bensì di salute mentale: la nota pedagogica sempre presente è stata quella di porre l’attenzione non tanto sull’ente (disturbo mentale) ma sull’essere (persona), nelle sue capacità (anche quelle più residue) di dare e di fare e in particolare di essere e di stare con e tra gli altri nel pieno rispetto reciproco. E ridimensionare, nelle figure adulte, quegli schemi talvolta riduttivi e convenzionali che per un tempo infinito hanno prodotto congetture sull’idea del “malato di mente” o del “matto”, sul disturbato e sui luoghi preposti alla cura e al trattamento della patologia psichiatrica.Lo studio, pur presentando dei limiti, fece emergere un risultato significativo riconducibile all’importanza e al bisogno espresso di informazione, di prevenzione e di conoscenza. Dato rilevabile dalla risposta affermativa nei riguardi del progetto di educazione sanitaria e dunque l’esigenza della comunità (pur essendo questo un campione ristretto) di affrontare tematiche sui disturbi mentali. I risultati emersi indicano che l’esperienza compiuta presso il Centro Diurno è stata apprezzata positivamente dai beneficiari, e la partecipazione e il coinvolgimento mostra un trend in crescita se confrontata alla ricerca dell’anno pilota soprattutto tra i pazienti che hanno risposto con un’adesione massiccia in termini quantitativi e qualitativi in tutte le fasi del progetto.Sarebbe stato auspicabile la prosecuzione e l’estensione dei progetti di educazione sanitaria che vedano partecipi tutti i cittadini con un lavoro sistematico di rete e di concertazione al fine di raggiungere l’obiettivo principe della promozione della salute, cioè accrescere le capacità d’azione degli individui e della comunità nell’influenzare i determinanti di salute, e per soddisfare il principio di empowerment.
3.26 Copyright (C) 2008 Compojoom.com / Copyright (C) 2007 Alain Georgette / Copyright (C) 2006 Frantisek Hliva. All rights reserved."redazione1 mercoledì 14 aprile 2010 |
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