23 Magg, 16:45
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"La vedova scaltra" in scena al Centrale
Lo spettacolo è arricchito dalla regia dell’intramontabile Lina Wertmüller. Per la prima volta, la famosa regista cinematografica si cimenta con un “classico” del teatro italiano, con un testo che testimonia il passaggio dalla commedia dell’arte alla cosiddetta “commedia nova”.
Due i punti di vista del testo: da un lato i cavalieri desiderosi di conquistare una donna vista come “preda”, dall’altro quello di Rosaura, maritata giovanissima ad un signore anziano e ricco e ormai vedova, che è alla ricerca di un uomo degno di chiamarsi tale. Enrico Job ha ipotizzato, come centro dell’azione, un letto simbolo di tutti quei piaceri dei quali la protagonista non ha mai goduto e che, dunque, è sempre rimasto vuoto. Quel letto diviene il punto di partenza del sogno e del desiderio: desiderio d’amore sensuale che, a quel letto, è sconosciuto. Ed è proprio l’Amore, quello che Lina Wertmüller definisce, alla maniera stanislawskiana, “il “Seme” illuminante di tutta l’opera… Sempre sotto l’aria leggera della commedia innovatrice, Goldoni fa circolare intorno alla sua vedova un sostanziale “bisogno d’amore”. Anche provando ad analizzare il testo alla luce di un diverso “Seme”: “Mondanità”, oppure “Famiglia”, o anche “Solitudine” è evidente come tutto, in un modo o nell’altro, ruoti intorno all’amore, mancato, cercato e trovato. Tra i quattro pretendenti, Rosaura sceglie “quel conte innamoratissimo e geloso, pronto al duello o alla rinunzia in cui la nostra vedova sente l’eco di un vero autentico sentimento”, riuscendo così a porre al centro della sua esistenza quell’amore vero che ha sempre desiderato.
3.26 Copyright (C) 2008 Compojoom.com / Copyright (C) 2007 Alain Georgette / Copyright (C) 2006 Frantisek Hliva. All rights reserved."Simone Franceschi mercoledì 05 marzo 2008 |
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