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Il “De Rerum Naturae” al Centrale di Carbonia
Andrà in scena giovedì 13 dicembre alle ore 21, al Teatro Centrale di Piazza Roma, l’ultimo appuntamento della stagione teatrale proposta dalla compagnia “Teatro del Sottosuolo”. Si tratta del “De Rerum Naturae”, di e con Elisabetta Pogliani e Paolo Zecca, realizzato dalla compagnia “La fionda del teatro”.

  

 

Lo spettacolo è un viaggio attraverso il De Rerum Natura di Lucrezio, una rivisitazione tutta soggettiva. Opera radicale di estrema modernità, il De Rerum Natura é un immenso poema sulla natura delle cose. Racconta la sottomissione umiliante dell’uomo alle illusioni, alle leggi della paura, alle credenze inutili, alle superstizioni, mettendo a nudo il suo sacrificio ai meccanismi dell’alienazione. L’infelicità degli uomini è determinata dalla condizione di paura e di angoscia in cui essi vivono, circondati dalla tenebra del mistero che non riescono a rompere. Errano dietro fantasmi ingannatori cercando a tentoni il cammino della vita. Ma la parola viva dell’opera di Lucrezio è anche un irresistibile inno alla resistenza a forze che schiacciano, un invito all’azzardo, all’aprirsi di una visione, nella quale non trova posto la paura della morte, causa di tutte le infelicità e le debolezze umane. Lo spettacolo è un rito sacrificale, come momento di passaggio e di purificazione, che scandisce il processo dell’attraversamento dalla morte alla rinascita.

 


Due personaggi in scena incarnano, al contempo, l’arcaico e il contemporaneo. La loro voce è di tutto fatta; parole, silenzi, piccole azioni e azioni più grandi. La parola si fa voce attenta e lucida, in bilico tra pensieri lontani o presenti. E la sua rappresentazione si manifesta come un rituale, metafora di un buco nel tempo, dove il mondo reale e quello simbolico entrano in contatto per fondersi, in un processo di comunione. Un’intima confessione, la preghiera di un’umanità condannata a morte, una supplica, che si innalza in nome di tutti coloro che si trovano ad affrontare il grande quesito sul senso della sofferenza e della piccolezza umana. I colori rosso e bianco sono la dominante di questo spettacolo, in cui il rosso rappresenta il principio della vita con le sue note di passione, violenza, amore; e il bianco, universalmente simbolo dell’innocenza, sottolinea l’iniziazione, il passaggio dalla notte al giorno. Si parla di un’umanità disarmata e avvilita, dell’urgente necessità di parole di bellezza. Un canto di dolore ma anche di speranza. Alla conquista di un nuovo rispetto per la maestà e santità della Natura e delle sue intime e semplici leggi.



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Simone Franceschi

lunedì 10 dicembre 2007


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