Galsi, Giorgio Locci (PDL): "Gasdotto sia opportunità di sviluppo non un disastro ambientale" “Il Ministero dell'Ambiente il 2 novembre 2009 ha chiesto una lunga serie di integrazioni relative ad aspetti programmatici, progettuali ed ambientali che hanno comportato un nuovo avvio del procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale e lo scorso 30 dicembre, sul quotidiano L’Unione Sarda, è stato riportato il relativo Avviso al pubblico.
Il Ministero dell'Ambiente, della tutela del territorio e del mare aveva già reso noto di aver chiesto all'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente specifiche assicurazioni riguardo la salvaguardia delle zone umide interessate, in quanto tali opere andrebbero a ricadere in un'area particolarmente sensibile, caratterizzata dalla presenza di siti con peculiarità ambientali, biotiche e abiotiche rilevanti, unitamente alla presenza di numerose zone umide, come la palude di Rio Sassu, di notevole importanza per la nidificazione delle specie ornitiche acquatiche, alcune delle quali incluse negli Allegati della Direttiva n. 79/409/CEE. Si sottolineano altresì le possibili interferenze che tale opera potrebbe causare al limitrofo SIC ITB 0422223 (Stagno di Santa Caterina) e all'IBA n. 190 (Stagni del Golfo di Palmas)".“Il gasdotto Galsi dev'essere una utile opportunità per la Sardegna, non un disastro ambientale ed economico-sociale”. Lo sostiene il consigliere regionale della Sardegna Giorgio Locci (Pdl), in una interrogazione che sarà presentata lunedì prossimo al Presidente della Giunta Regionale ed all’Assessore dell’Ambiente a proposito dell’opportunità o meno che il gasdotto Algeria-Sardegna “interessi ben sette Siti di Importanza Comunitaria: Stagno di Porto Botte, Stagno di Santa Caterina, Altopiano di Campeda, Piana di Semestene, Bonorva, Macomer e Bortigali, Piana di Ozieri, Mores, Ardara, Tula e Oschiri, Campo di Ozieri e Pianure Comprese tra Tula e Oschiri, Isole del Nord Est tra Capo Ceraso e Stagno di San Teodoro”.Locci aggiunge: “Determinera’con il passaggio del gasdotto sottomarino Algeria-Sardegna un nocumento ed un danno incalcolabile al mare adiacente all’isola di Sant’Antioco, alterando un tratto di mare del golfo di Palmas in prossimità degli isolotti della Vacca e del Toro, zone fondamentali per il proprio sviluppo turistico”.
A questo va aggiunto che “non risultano previste le necessarie reti di distribuzione verso le zone urbane ed industriali – prosegue Locci -, senza quindi, al momento, nessun vantaggio pratico per la Sardegna sul fronte energetico, senza nessun vantaggio rilevante per le imprese sarde e per l’occupazione, ma solo un ulteriore servitù con la potenziale compromissione, nel passaggio del condotto sottomarino, di una zona come il golfo di Palmas ad alto valore ambientale marino e deturpando in maniera pressoché irreversibile la zona costiera adiacente”
Locci spiega che il tracciato violerebbe anche una norma appena varata dal Consiglio regionale, la legge n. 4 del 16 ottobre 2009, che, all’art.13 (comma 1 lettera h) recita: “Il mare territoriale per al sua stretta interrelazione con le aree tutelate ai sensi degli art.142 e 143 del DL n.42 /2004 e successive modifiche e integrazioni,è considerato primario interesse paesaggistico ed è fatto oggetto di tutela”; e che la stessa legge (comma 1 lettera i) recita: “La Regione considera meritevoli di tutela, e ne fa oggetto di conservazione, le praterie di posidonia, secondo quanto previsto dalla Direttiva comunitaria 92/43/CEE del 21.05.1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, e ne costituiscono habitat prioritario. E’, pertanto,vietato qualunque intervento che possa compromettere l’integrità ovvero lo stato di equilibrio ottimali dell’habitat naturale, ad eccezione di quelli già programmati alla data in vigore della presente legge e di quelli che ottengano il preventivo assenso da parte della giunta regionale”.
Il consigliere del Pdl chiede quindi al Presidente della Regione ed all’Assessore dell’Ambiente “quali misure, pertanto, intendano e si possano mettere in atto per effettuare tutte le ulteriori verifiche di impatto ambientale, peraltro già richieste dal Ministero competente, sia marine che terrestri, affinché si possa addivenire ad una modifica del tracciato”.
Locci conclude chiedendo “che le condutture marine e terrestri possano essere ubicate in aree già compromesse da un punto di vista ambientale, come per esempio nelle zone industriali dall’accesso marino seguendo, nel percorso terrestre, le grosse arterie di distribuzione degli assi stradali già esistenti, già muniti in gran parte di fasce di rispetto evitando ulteriori scempi del nostro territorio”.